Archive for social guerrilla

Make some noise :) Knowledge Liberation Front

Tra le barricate alzate in Europa ed i movimenti di protesta che agitano il Mediterraneo si è aperto un nuovo fronte: quello del sapere. Qualcuno forse non ci trova niente di nuovo, e se siete tra quanti ritengono la moltiplicazione delle lotte poco funzionale al raggiungimento di risultati politici tangibili (magari preferireste una sola, grande, catartica, manifestazione all’anno, il venticinque aprile o il primo maggio, e poi…”ite, missa est“) troverete poco interessante questo post, forse l’intero blog. Sorry 🙂

Qua nella jungla invece c’è chi pensa di sapere, e addirittura di fare. E’ il caso della mobilitazione del 24,25 e 26 marzo contro le banche e la crisi che hanno innescato lanciata dal KLF, il neonato Knowledge Liberation Front. A Bologna è il collettivo Bartleby ad aver organizzato il lancio dell’iniziativa, e la mobilitazione stessa, che non sono di certo passati inosservati.

Prima sono apparsi dei balloon bianchi da fumetto sui cartelloni pubblicitari della città ad annunciare l’iniziativa (mi ricorda un certo gorilla!) . Poi venerdì si è passati direttamente all’azione con il flash mob nella filiale Unicredit di via Ugo Bassi, con gli attivisti rimasti in mutande. E di seguito altri blitz per via Indipendenza con pane e salame davanti alla filiale dello stesso istituto. Il risultato è stata un’ampia copertura giornalistica della mobilitazione e moltissimi sorrisi.

A chiudere il video dell’irruzione nella jungla della Borsa di Piazza Affari. Meditate candidati e strateghi, meditate.

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Vote for Babbo!!

arnald

Te lo immagini come sempre, lassù da qualche parte al polo nord, pacioso e bonario tra renne e letterine dei bambini. Invece quest’anno al buon vecchio Babbo Natale frulla qualcosa di strano per la testa.
Fatto di per sè curioso, ha aperto un blog e una pagina Facebook. Cosa ancor più particolare, stavolta non si rivolge ai piccoli, ma i bambini un po’ più grandicelli. E con tutt’altro intento: ebbene sì, scende in politica anche lui, lanciando un programma di governo user generated.

L’incipit di presentazione è abbastanza eloquente: “se hai creduto ai politici, puoi credere anche a lui”. Difficile obiettare. La cosa interessante è la nuova funzione della classica letterina: non più i nostri desideri per i regali, bensì per il paese. E se saremo abbastanza buoni, lui le metterà insieme, scriverà un programma e lo porterà in parlamento. Lavoro precario, energie alternative, risorse alla ricerca sono già in cima alla sua lista: scrivetegli subito anche voi, e vedremo che sorprese ci riserverà di qui a Natale. Meno auto blu, più slitte rosse per tutti!

 

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Un bacio di massa omosessuale. Davanti al Papa, però…

Sì, sì, avete letto bene.

Domani domenica 7 novembre Benedetto XVI giungerà a Barcellona per la seconda tappa del suo tour spagnolo – oggi è impegnato a “pontificare” a Santiago di Compostela. E’ un viaggio dalle importanti valenze politiche: sono in ballo i rapporti con il governo Zapatero, fortemente laicista. E se da una parte le organizzazioni cattoliche del paese si stanno dando un bel da fare per ottenere grande partecipazione ad ogni chilometro della Papamobile, dall’altra c’è anche chi ha lanciato un guanto di sfida bello robusto: è’ il Queer kissing Flashmob, una contromanifestazione che non passerà certo inosservata. Un bacio di massa omosessuale, proprio in face al Santo Padre.

La loro Fan Page Facebook è stata già cancellata già tre volte senza particolari spiegazioni, ma loro sono ripartiti imperterriti. Hanno aperto un blog (queerkissingflashmob.wordpress.com) e prodotto un video di lancio; ci sono di nuovo più di 3.000 iscritti sulla fan page, e 74 associazioni promotrici: omosessuali, lesbiche, per i diritti civili, laicisti e agnostici.

Non sono ammessi nè cartelloni, nè slogan: solo baci. Una protesta pacifica e altamente simbolica, nel giorno in cui il Papa si appresterà ad inaugurare la famosa Sagrada Familia, l’opera (ancora) incompiuta di Dalì.

A domani, dunque. Staremo a vedere. Voi che ne pensate?

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I politici in carne ed ossa fanno schifo? Vota Macbain, il candidato virtuale

Tra pochi giorni i cittadini americani torneranno alle urne per le votazioni di metà mandato; si rinnovano Congresso e parte del Senato, e tra Repubblicani e Democratici la battaglia ferve ai massimi livelli. Ma proprio per quanto riguarda il Senato, nello stato del Nevada è sceso in campo un inaspettato terzo incomodo. Al secolo, Joseph DeLappe, artista e mediattivista. Ma il dettaglio è che non è propriamente egli stesso a concorrere, bensì il suo Avatar: all’anagrafe (di Second Life) NoneOfTheseCandidates Macbain.

Finora avevamo visto politici in carne ed ossa crearsi un’identità virtuale (in italia, il primo è stato Di Pietro), ma un avatar di Second Life  che si candida per un’elezione del mondo reale, ancora no. Certo, l’iniziativa di DeLappe è a metà fra la provocazione e lo scherzo: ma per l’artista americano è un modo di veicolare istanze reali a cui vincolare i veri candidati. Tra le pieghe facete del programma di NoneOfTheseCandidates Macbain (riforma del Congresso: tutti i membri si dovranno vestire da clown; oppure, tutti i programmi di news televisive dovranno essere precedute da risate) troviamo i veri punti dolenti, per il Nevada e non: ad esempio, mettere a carico del sistema sanitario francese i cittadini del Nevada, proprio perchè quella dello stato di Las Vegas è agli ultimi posti negli Usa.  E via dicendo, passando per il solare al posto del petrolio, o solo quattro giorni di scuola settimanali per i bambini, in quanto i soldi per il sistema scolastico pubblico non ci sono.

DeLappe non è nuovo a questo tipo diiniziative: sempre su Second Life aveva fatto rivivere Gandhi, per riaffermarne l’attualità del messaggio.

Non abbiate remore, dunque: votate Macbain. Un politico molto più reale dei fantocci di carne ed ossa.

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Vandativista: distruggi i manifesti elettorali abusivi

Forse non tutti sanno che il Brasile è in piena campagna elettorale. Ma sicuramente non tutti sanno che la novità di questa tornata è la legge elettorale 12.034; un provvedimento che consente la collocazione di cavalletti e cartelli per la propaganda elettorale anche lungo i marciapiedi, ammesso e non concesso che non intralcino il traffico pedonale. Naturalmente – come succede nella nostra Banana’s Republic con la selva di manifesti elettorali abusivi che puntualmente spuntano come funghi – i politici locali ne hanno immediatamente abusato: a Rio de Janerio come a Brasilia, i pedoni devono fare lo slalom fra cartelloni e cavalletti piazzati in ogni dove. Da qui la nascita del Movimento Vandativista, un gruppo apolitico che ha deciso di dichiarare guerra a queste affissioni illegali; si armano di spray e vandalizzano le facce dei candidati, rimuovono i cavalletti, invitano chiunque ad imitarli. Chiaramente, le identità sono celate, ma hanno un blog dove rivendicano e spiegano le azioni. Che ce ne sia bisogno anche in italia?

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I Support Tacheles: una mobilitazione web per salvare la comune artistica più incredibile di Berlino

Era la primavera del 1990: Berlino era tutto un brulicare di gru, demolizioni e ricostruzioni. In una surreale atmosfera post-atomica di palazzi ancora feriti dalle granate russe della guerra – specie quelli rimasti nella parte est della città, come il vecchio centro storico – le due Berlino si stavano saldando a suon di nuove costruzioni.

Fu proprio in uno di questi palazzi in via di demolizione che un gruppo di artisti e pazzoidi di varia specie si installò, trasformandolo in una comune artistica/galleria d’arte sui generis. Il vecchio Grande Magazzino d’anteguerra (o meglio, l’ala del palazzo sopravvissuta alle bombe) è diventato allora uno dei luoghi più incredibili della città, polo catalizzatore delle tante culture underground artistiche d’Europa. Lo ribattezzarono Tacheles, che in Yiddish significa parlare chiaro, senza censura; un riferimento alla censura di stato verso gli artisti nella  DDR, limitati nell’espressione e costretti a celare il vero significato delle loro opere.
Molte sono state le battaglie sostenute in questi anni dagli attivisti per evitare lo sgombero causa speculazione edilizia trionfante; ma mai come in questo momento la demolizione rischia di diventare una realtà – l’area è valutata oltre i 50 milioni di Euro, mentre il Land di Berlino ha un debito superiore ai 60 miliardi e riceve allettanti offerte per la costruzione di un nuovo Grande Magazzino.

Così, un fotografo berlinese, Petrov Ahner, ha lanciato la sua viralissima battaglia online in difesa della Casa dell’Arte berlinese. Giornalmente dal suo blog I Support Tacheles spedisce mail e chiede adesioni, che  sono subito cresciute in maniera esponenziale in pochissimi giorni. Per dare la propria solidarietà basta scaricare il pdf che recita la dicitura “I support Tacheles”, fotografarsi e spedirla sul web. Nel frattempo, gli attivisti sono anche usciti per le strade, organizzando flashmob di protesta davanti ai grandi magazzini KaDeWe di Alexander Platz.

Le ruspe incombono, ma chissà… se il popolo della rete farà sentire il suo peso e la sua voce, forse questo incredibile luogo non sparirà.

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Carnivalesque Rebellion. Adbusters lancia la settimana di azione diretta per ripensare il consumismo

Una settimana di azioni e mobilitazioni in tutto il mondo. Fermarsi un istante, per ripensare la cultura del consumismo. Puntare il dito sugli attori che generano le crisi economiche e gli squilibri del nostro sistema. Rifiutarsi di prostrarsi ancora una volta ai piedi del grande moloch del profitto, e agire.

Forte della sua ventennale attività di culture jamming, Adbusters lancia per il prossimo novembre una settimana di sabotaggio culturale in grande stile. Da sempre critico sull’invasività dei messaggi pubblicitari – nonchè delle profonde conseguenze culturali e comportamentali indotte nelle persone, ridotte a “consumers” – il gruppo nato in Canada ormai vent’anni fa rilancia l’ennesima sfida alle grandi corporation, promuovendo la Carnivalesque Rebellion. L’obiettivo è creare una moltitudine di azioni dal basso in simultanea: boicotaggi verso multinazionali socialmente irresponsabili, flash mob improvvisi, azioni simboliche online oppure live, e chi più ne ha più ne metta.

Ognuno è invitato a creare il suo “tactical briefing”, ovvero a proporre un’azione e a chiedere la collaborazione di altri. Intanto che si cuoce il riso, è già online l’azione numero diretta contro la catena Starbucks: collegate da normali bar, un milione di persone twitteranno nello stesso momento “No Starbucks”.

Questa è solo la prima azione. Ora postate la vostra…

https://www.adbusters.org/

Fb: http://www.facebook.com/adbusters?ref=search&v=wall

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