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Un bacio di massa omosessuale. Davanti al Papa, però…

Sì, sì, avete letto bene.

Domani domenica 7 novembre Benedetto XVI giungerà a Barcellona per la seconda tappa del suo tour spagnolo – oggi è impegnato a “pontificare” a Santiago di Compostela. E’ un viaggio dalle importanti valenze politiche: sono in ballo i rapporti con il governo Zapatero, fortemente laicista. E se da una parte le organizzazioni cattoliche del paese si stanno dando un bel da fare per ottenere grande partecipazione ad ogni chilometro della Papamobile, dall’altra c’è anche chi ha lanciato un guanto di sfida bello robusto: è’ il Queer kissing Flashmob, una contromanifestazione che non passerà certo inosservata. Un bacio di massa omosessuale, proprio in face al Santo Padre.

La loro Fan Page Facebook è stata già cancellata già tre volte senza particolari spiegazioni, ma loro sono ripartiti imperterriti. Hanno aperto un blog (queerkissingflashmob.wordpress.com) e prodotto un video di lancio; ci sono di nuovo più di 3.000 iscritti sulla fan page, e 74 associazioni promotrici: omosessuali, lesbiche, per i diritti civili, laicisti e agnostici.

Non sono ammessi nè cartelloni, nè slogan: solo baci. Una protesta pacifica e altamente simbolica, nel giorno in cui il Papa si appresterà ad inaugurare la famosa Sagrada Familia, l’opera (ancora) incompiuta di Dalì.

A domani, dunque. Staremo a vedere. Voi che ne pensate?

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I Support Tacheles: una mobilitazione web per salvare la comune artistica più incredibile di Berlino

Era la primavera del 1990: Berlino era tutto un brulicare di gru, demolizioni e ricostruzioni. In una surreale atmosfera post-atomica di palazzi ancora feriti dalle granate russe della guerra – specie quelli rimasti nella parte est della città, come il vecchio centro storico – le due Berlino si stavano saldando a suon di nuove costruzioni.

Fu proprio in uno di questi palazzi in via di demolizione che un gruppo di artisti e pazzoidi di varia specie si installò, trasformandolo in una comune artistica/galleria d’arte sui generis. Il vecchio Grande Magazzino d’anteguerra (o meglio, l’ala del palazzo sopravvissuta alle bombe) è diventato allora uno dei luoghi più incredibili della città, polo catalizzatore delle tante culture underground artistiche d’Europa. Lo ribattezzarono Tacheles, che in Yiddish significa parlare chiaro, senza censura; un riferimento alla censura di stato verso gli artisti nella  DDR, limitati nell’espressione e costretti a celare il vero significato delle loro opere.
Molte sono state le battaglie sostenute in questi anni dagli attivisti per evitare lo sgombero causa speculazione edilizia trionfante; ma mai come in questo momento la demolizione rischia di diventare una realtà – l’area è valutata oltre i 50 milioni di Euro, mentre il Land di Berlino ha un debito superiore ai 60 miliardi e riceve allettanti offerte per la costruzione di un nuovo Grande Magazzino.

Così, un fotografo berlinese, Petrov Ahner, ha lanciato la sua viralissima battaglia online in difesa della Casa dell’Arte berlinese. Giornalmente dal suo blog I Support Tacheles spedisce mail e chiede adesioni, che  sono subito cresciute in maniera esponenziale in pochissimi giorni. Per dare la propria solidarietà basta scaricare il pdf che recita la dicitura “I support Tacheles”, fotografarsi e spedirla sul web. Nel frattempo, gli attivisti sono anche usciti per le strade, organizzando flashmob di protesta davanti ai grandi magazzini KaDeWe di Alexander Platz.

Le ruspe incombono, ma chissà… se il popolo della rete farà sentire il suo peso e la sua voce, forse questo incredibile luogo non sparirà.

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