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Non ci sono più gli (antichi) egizi di una volta #2

Per riprendere l’argomento trattato nel precedente post, vorrei solo presentare un paio di esempi calzanti.

Innanzitutto l’attualità: per gli utenti di twitter è tutto sommato semplice tenersi in rapidissimo e costante aggiornamento sulle proteste di Midan El Tahrir (Tahrir Square) – Il Cairo. Purtroppo le ultime notizie non sono incoraggianti (in questo preciso momento è in corso un massacro secondo alcuni testimoni dalla piazza e si cercano dottori proprio via Twitter), ma qui si può capire con che rapidità vengano aggiornati gli utenti, e dunque la reale importanza di questo strumento anche  per la sicurezza dei dimostranti.

E poi uno spunto più celebrativo sempre sulle proteste del Cairo con questo video virale cliccatissimo nel giro di meno di una settimana: The Most AMAZING video on the internet #Egypt #jan25

Tempi duri per chi cerca di conttrollare il flusso di informazioni insomma. Dai voce alla jungla!

The Most AMAZING video on the internet #Egypt #jan25

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Non ci sono più gli (antichi) egizi di una volta #1


E’ un altro di quegli argomenti ai quali non ci si può sottrarre, vuoi per l’attualità, vuoi per la vicinanza geografica, vuoi per il mix originale di nuovi e vecchi media: in ogni caso il movimento di protesta che ha attraversato Algeria, Tunisia ed ora l’Egitto sembra sospeso in un tempo che non ci appartiene e che facciamo fatica a decifrare.

Sono paesi dove l’accesso ai mezzi di comunicazione è limitato prima dall’alfabetizzazione (dunque dal reddito) e poi dalle leggi tutt’altro che liberali, ma ciò non ha impedito ai primi manifestanti di radunarsi grazie soprattutto a Facebook e Twitter. Se la rivoluzione iraniana del ’79 procedeva a colpi di “small media” (audiocassette, volantini… mica RadioAlice), i “moderni egiziani” non sembrerebbero in grado di produrre molto altro che fogli A4 o lembi di cartone scritti a mano, salvo poi essere capaci di darsi appuntamento in 2 milioni di persone grazie anche alle nuove tecnologie. Come la stampa, la radio e la tv anche i social media stanno diventando uno strumento per mobilitare le persone e promuovere una cambiamento politico.

Questo post è perciò dedicato a tutte le donne e a tutti gli uomini del Nord Africa che in questi giorni sono al lavoro per migliorare il proprio paese. Soprattutto è dedicato a questa donna ed alla sua “intervista perfetta” che sta facendo il giro del mondo. Su una piazza Tahir gremita di uomini che esibiscono davanti alla telecamera cartelli in arabo e sorvolata dagli elicotteri, una donna rilascia liberamente un’intervista in un inglese carico di orgoglio, speranza e dignità. E la jungla ha qualcosa di nuovo da imparare.

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